La diversità della vita sulla terra è costituita dall'insieme degli esseri viventi che popolano il Pianeta. Questa diversità prende il nome di BIODIVERSITA', dall'inglese BIODIVERSITY, tale termine può essere tradotto “varietà della vita”.
La conservazione della biodiversita' è un imperativo etico perché rappresenta non solo un bene da difendere e da trasmettere alle generazioni future per il miglioramento della qualità della vita, ma anche un bene in se stesso, che ha il diritto alla propria esistenza.
L'iniziativa presa dall'ONU di organizzare la Conferenza mondiale di Rio de Janeiro del 1992 scaturiva dalla consapevolezza che le risorse biologiche sono indispensabili per lo sviluppo economico e sociale della umanità e che la diversità biologica riveste un valore fondamentale per le generazioni presenti e future, mentre nello stesso tempo, le minacce alla specie e agli ecosistemi non sono mai state così serie come oggi. L'estinzione delle specie a causa delle attività umane continua, infatti, con una velocità allarmante.
Gli obiettivi della Convenzione di Rio (CDB) sono: la conservazione della biodiversità e l'uso sostenibile delle sue componenti.
Nella Convenzione vengono identificati tre livelli di diversità biologica:
Diversità a livello genetico: si riferisce alla variazione genetica entro le specie e comprende la variabilità genetica sia all'interno di una popolazione sia tra popolazioni della stessa specie;
Diversità a livello di specie: riguarda la specie che si trovano entro un'area, una regione, un continente o sul pianeta;
Diversità a livello ecosistemico: si intende la varietà di ecosistemi che comprendono ambienti fisici, raggruppamento di animali, piante, microrganismi e di processi di interazione che si stabiliscono tral loro.
Oltre alla Convenzione sulla Biodiversità, alla Conferenza di Rio sono stati redatti altri importanti accordi, fra cui:
La “Dichiarazione di Rio”: proposizioni finalizzate a coniugare la conservazione della biodiversità con uno sviluppo sostenibile.
L'”Agenda 21”: piano di azione per il ventunesimo secolo, il cui scopo è far sì che i piani di sviluppo industriale, agricolo, energetico, dei trasporti, del turismo, della pesca e dell'uso del territorio vengono redatti tenendo in considerazione gli aspetti ambientali.
L'istituzione della “Commissione per lo sviluppo sostenibile” con il compito di controllo sulla conservazione dell'ambiente a livello mondiale. La Commissione ha istituito al suo interno un “Comitato internazionale per le foreste” con il compito di promuovere una convenzione mondiale per la conservazione delle foreste.
La “Convenzione sul cambiamento climatico”che vincola i Paesi firmatori a redigere programmi per il contenimento delle emissione gassose responsabili del cambiamento climatico (effetto serra, buco dell'ozono ecc.)
Una dichiarazione di principi per la gestione durevole delle foreste ed una “Intesa internazionale per l'utilizzazione ed il commercio del legname delle foreste tropicali”.
La “Convenzione per la lotta alla desertificazione” che opera per contrastare il processo di desertificazione che investe molti paesi in tutti i continenti e che viene definito come “il degrado delle terre aride, semi-aride e sub-umide secche, attribuite a cause varie, fra le quali le variazioni climatiche e le attività umane”.
Le Convenzioni e le Commissioni sono strettamente collegate alle attività che discendono dalla Convenzione sulla Biodiversità
L'articolo 7 della Convenzione sulla Diversità Biologica richiede che i Paesi contraenti “identificano le componenti della biodiversità importanti per la conservaziobe ed suo uso sostenibile e ne effettuino il monitoraggio, attraverso campionamenti od altre tecniche”.
Le parti sono inoltre chiamate a “identificare i processi e le categorie di attività che o possono avere impatti nagativi significativi sulla conservazione e sull'uso sostenibile della biodiversità, monitorare i loro effetti” e a detenere ed organizzare i dati relativi della conoscenza e del monitoraggio”.
Gli articoli 16.17 e 18 della Convenzione indicano che le parti si impegnano anche a promuovere la condivisione, l'accesso e lo scambio delle informazioni relativi alla diversità biologica. Al riguardo viene proposto la costituzione, tra i diversi Paesi sottoscritti della Convenzione, di un meccanismo di sportello informativo informatico detto “ Clearing house ” organizzato su base internazionale come rete di nodi nazionali.
L'Italia ha sottoscritto la Convenzione e di conseguenza si è impegnata al varo del Piano nazionale sulla biodiversità. Esso costituisce un atto dovuto in ottemperanza agli impegni assunti con la sottoscrizione della Convenzione e con quanto stabilito dalla successiva legge 14 febbraio 1994 n. 124. Alla legge ha fatto seguito la deliberazione 16 marzo 1994 del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica con “l'Approvazione delle linee strategiche per l'attuazione della Convenzione di Rio de Janeiro e per la redazione del Piano Nazionale sulla Biodiversità”.
Tra gli elementi considerati nei documenti preparatori al Piano, è stata riconosciuta la conoscenza sistematica del patrimonio naturale (biologico e culturale) quale condizione fondamentale per la politica nazionale riguardanti le aree naturali protette dalla legge quadro del settore. La legge individua nella “Carta della Natura” lo strumento di organizzazione delle conoscenze (art. 3, comma 3 Legge n. 394 del 6 Dicembre 1991,”Legge quadro sulle aree protette”).
Riguardo alla conoscenza del patrimonio italiano di biodiversità, è stato realizzato un catalogo completo delle specie animali e vegetali. Sulla flora esiste da tempo un lavoro di riferimento fondamentale la “Flora D'Italia” (Pignatti 1982) in cui vengono enumerate e descritte circa 5.600 specie, il maggior elenco floristico del continente europeo, di cui circa il 13% è costituito da specie endemiche.
Nel 1996 si è conclusa la prima check-list della fauna Italia: un inventario aggiornato elaborato da circa 250 specialisti italiani e stranieri e che raccoglie più di 57.000 specie della nostra fauna.
Anche nell'individuazione di habitat prioritari per la conservazione, l'Italia ha raggiunto un posizione favorevole in campo internazionale, con la presentazione in sede comunitaria dei risultati del progetto Bioitaly. Trattasi di un elenco di oltre 2700 siti che una volta vagliati in sede UE, potranno entrare a far parte della rete di aree protette comunitarie denominata “Natura 2000”, il primo network continentale per la conservazione in situ della biodiversità.
Altro settore di grande importanza è quello della conservazione in situ, ovvero lo sviluppo e la conservazione delle aree protette. Si è passati negli ultimi anni dai primi parchi nazionali “storici” all'istituzione di ben 22 parchi nazionali, cui vanno aggiunti i numerosi parchi regionali e tutte le aree protette regionali e private. In tal modo si è potuto considerare un sistema delle aree protette che rappresenta una risorsa straordinaria per la conservazione della specie più rare e più in generale, della biodiversità italiana.
L'Italia conta attualmente 772 aree naturali protette, inserite nell'apposito elenco ufficiale, con una superficie di 2.912.000 ettari a terra e 2.821.000 ettari a mare (inclusi circa 2.557.000 ettari del santuario dei cetacei). La superficie terrestre protetta è pari a quasi il 10% di quella territoriale.
Questo elenco comprende:
- 22 Parchi Nazionali
- 20 Aree Naturali Marine Protette e Riserve Naturali Marine
- 146 Riserve Naturali Statali
- 3 Altre Aree Naturali Protette Nazionali
- 105 Parchi Naturali Regionali
- 335 Riserve Naturali Regionali
- 141 Altre Aree Naturali Protette Regionali
(Dal V Elenco Ufficiale Aree Protette 2003)
Il Ministero Politiche Agricole e Forestali (MIPAF) con D.L.4/6/97, n. 143, è stato chiamato a svolgere compiti di disciplina generale e di coordinamento nella salvaguardia e tutela della biodiversità animale e vegetale. Presso la Direzione Generale delle politiche agricole e agro-industriali è operante l'ufficio “Biodiversità, Tecnologie innovative ed aiuto ai Paesi in via di sviluppo”, che coordina, con il supporto degli Istituti di Ricerca e Sperimentazione Agraria, le attività di individuazione, catalodazione e diffusione delle informazioni per quanti operano nel settore.
A livello internazionale il MIPAF nell'ambito della CBD è il referente istituzionale per l'agrobiodiversità; partecipa a livello dell'Unione europea al comitato Legislazioni Sementi e piante e al comitato per le Risorse genetiche, mentre a livello nazionale ha attivato i seguenti progetti di ricerca attraverso i propri istituti:
• Progetto finalizzato “Coordinamento risorse genetiche vegetali e germoplasma frutticolo”
• Progetto finalizzato “Collezioni di microrganismi di interesse agrario e agro-industriale”
• Programma di conservazioni di razze e popolazioni animali
• Programma finalizzato “Centro di coordinamento Risorse Genetiche Vegetali”
• Progetto finalizzato “RISELVITALIA-Biodiversità e produzione di materiale forestale di propagazione
Produzione agricola nella difesa dell'ambiente –PANDA-
La fauna selavatica nella valorizzazione delle risorse agricole e territoriali
Cambiamenti climatici e agricoltura – CLIMAGRI-
Dei tre impegni assunti dall'Italia con la sottoscrizione degli accordi di Rio de Janeiro si è dato seguito al protocollo di Kyoto per il clima con la delibera del CIPE del 19 novembre 1998 “Linee guida per le politiche e misure internazionali di riduzioni ed emissioni di gas serra” e con l'approvazione del “Programma nazionale per la lotta alla siccità e alla desertificazione avvenuta con delibera CIPE n. 229 in data 29 Dicembre 1999, mentre resta tuttora da approvare il Piano nazionale della biodiversità la cui preparazione è risultata particolarmente complessa.
Con la delibera del CIPE del 16 marzo 1994 venivano, infatti, approvate le linee strategiche per l'attuazione della Convenzione di Rio de Janeiro e per la redazione del Piano Nazionale sulla biodiversità.
Con il D.P.R. n. 617/77, tra le altre competenze, vennero trasferite dallo Stato alle Regioni quelle in materia agricola e forestale. Centinaia di vivai forestali pubblici, già gestiti dal Corpo Forestale dello Stato, vennero trasferiti sotto la diretta responsabilità gestionale delle Regioni.
Nella bozza di proposta definitiva di Piano nazionale sulla biodiversità, il ruolo dell'APAT assume una funzione essenziale. Viene infatti indicata la realizzazione del Centro Nazionale per la Conoscenza e il Monitoraggio della Biodiversità da realizzarsi presso l'APAT al fine di assolvere alle seguenti funzioni:
Coordinamento dei centri regionali e locali in difesa della biodiversità e delle collezioni di germoplasma
Conservazione e aggiornamento dell'inventario della specie
Istituzione di una banca dati sulla biodiversità accessibile con siti web
Monitoraggio per il controllo degli episodi di rilascio di Organismi Geneticamente Modificati (OGM) non notificati.
L'APAT, in collaborazione con il Servizio VIA (Valutazione di impatto ambientale del Ministero dell'Ambiente), dovrebbe inoltre censire tutte le attività dannose ai fini della conservazione alla bidiversità. |